'A festa de' Feisbuc

Sapete no? Domani anche a Roma ci sarà l'ennesima tappa socio-interattiva del nostro attuale mondo pieno di controsensi. Quello che a me piace definire storicamente il Decadentismo Schizofrenico (una supertecnologia per fare cose sempre più stupide. Mah…). Adesso però non mi avventuro nei consueti sermoni (non è questa la sede, altrove le mie  infernali omelie sono senza fine) sull'ossimoro esistenziale di gente sempre più sola che ha sempre più modi per comunicare.

Dico solo questo:
Evitiamo almeno le manifestazioni di massa che rendono questo paradosso ancora più patetico. Ve prego. Le feste famosele da soli. Le sapemo fa'. Molto mejo.

Ovviamente il sottoscritto, come quasi il resto del mondo della sua età e della sua fasciona sociale, è vittima del contagio (quasi ricatto) delle sirene di pixel che ci bombardano quotidianamente. Oltretutto le componenti relazionali, pratiche, affettive, rimembrative, presenzialistiche e promozionali di questa Evoluzione nelle trame della Rete, sono davvero straordinarie, perciò io non sono certo il solito che sputa nel piatto dove mangia, fingendo di non aver fame. Non sarei blogger, altrimenti. La Blogosfera è un social network. Sia chiaro.
Il problema è che ora la cosa prende sempre più una piega autorefernziale che vive a prescindere dalla personalità. Si pensi solo al tempo sprecato per il virtuale pane quotidiano.
All'inizio fu la chat (vi ricordate il primo ICQ?), la possibilità di conoscere e comunicare con qualcuno dall'altra parte del globo, fino ad un incontro affascinante e surreale. Poi arrivò la community, quindi la proprie pagine personalizzate, il blog. Adesso il social network, che del resto qui da noi arriva perfino in ritardo con tali proporzioni (Facebook eredita interi ceppi dallo snob ASW, dal piacionico Badoo, dal caciottaro e ormai defunto [?] Aupat, o dal freddo ed inutile LinkedIn).

Insomma. Dalla finestra sul mondo, alla vetrina sul mondo.

Tutto comprensibile. Ma che oggi ci si chieda la connessione al posto del numero di telefono (gli indirizzi ormai non li ricorda nessuno, poi prendiamo in giro i giapponesi!) fa un po' riflettere. Con persone che vediamo tutti i giorni e magari conosciamo da una vita! Senza contare che esiste un mercato, una grottesca guerra e una durata media nella moda di questo fenomeno sempre più ingombrante e paradossale.

 


Rendiamoci poi conto anche della portata grandefratellifera (o ancora più da "Brave New World" di Huxley) che tutto ciò comporta. Altro che telecamere in città. Qui siamo costantemente sotto osservazione, e probabilmente già condotti (in schiavitù?). Del resto Il Grande Google, non è già un enorme social (e mental) network?

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