Le misteriose migrazioni delle code alle Poste

Sapete che su questo tema sono piuttosto ferrato. Le italiche poste le frequento mio malgrado ancora troppo, per i miei gusti. Ebbene recentemente ho notato una misteriosa migrazione nella consueta vana ricerca dell’ufficio meno caotico della mia zona.

Ormai deluso dalle sirene incantatrici delle Poste centrali di San Silvestro, perennemente in tilt, mi ero affezionato al mimetico ufficio di via di Monterone. Talmente nascosto e strategico che perfino google street lo sfuma… Non che fosse sempre deserto, ma insomma in max 15 minuti eri fuori. Poca gente, almeno 4 sportelli sempre aperti. L’unico rischio era quello di essere arrotato all’uscita nella viuzza dove tutti corrono nervosi fra muro e parcheggio…

29052009(001)Sicuramente, era meglio di quello prossimo, nella zona calda di via della Scrofa, angolo via delle Coppelle. Ufficio sempre stracolmo, numeretti che ti promettono il tuo turno nell’arco di una giornata. Praticamente escono col fuso orario.

Eppure. Ora. Sta succedendo qualcosa di metafisico. Le parti si sono rovesciate, e la folla tentata dal passaparola su dove sbrigarsi "che intanto nessuno conosce quel posto", si attufa nello stradino di Monterone e nell’angusto spazio interno, fra le solite polemiche sul perché si proceda così piano. E dall’altra parte, miracolosamente, si trova aria fresca e rapidità.

poste 2Misteri delle Poste.

(…proclamiamo la loro resurrezione…)

One Comment

  1. Anch’io quando devo andare alle poste cerco quella meno frequentata ma ormai è un’utopia. Ma l’altro ieri mi è capitata una cosa che è fuori norma per me. Poste, una fila che inizia fuori e addirittura l’ingresso è moderato dalla guardia, due alla volta, solo per guadagnare l’entrata. Un signore vicino mi dice che anche il giorno prima era così. A quel punto, non ha senso rimandare. Il signore che ha gia desistito, è sicuro che chi entra se la sbrigherà in non meno di due ore. Resisto, quando entro prendo il mio bel numeretto, solo di una quarantina indietro. La sala è grande, passando per delle sedute, su una di queste, accanto a quelle occupate da due signore, noto un foglietto di prenotazione solo soletto. Dò un’occhiata tanto per far qualcosa, mi imbalsamo, alzo la testa verso il tabellone elettronico, riabbasso sul sedile, rialzo. Prendo il numero, corrisponde alla lettera dello sportello dove devo andare ed è il numero successivo a quello che in quel momento sta servendo. Chiedo alle signore se il numero è il loro, no, di un signore che se n’è andato, mi chiedono tese quale sportello sia. Perdono interesse quando vedono che non è il loro.
    Dieci minuti dopo sto fuori dalle Poste. Per una volta mi sono sentito Gastone, io che sono più spesso Paperino.

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