La farsa dei restauri romani

Non è la prima volta che ne scrivo, non sarà l’ultima.

I due recenti “spacchettamenti” romani di Fontana di Trevi e Trinità dei Monti dimostrano ampiamente quello che dico da tempo. Si tratta di squallide operazioni di marketing, che nascondono il nostro patrimonio artistico (che dovrebbe essere di tutti) in nome di una sua falsa tutela. Il massimo dell’ipocrisia.

La verità è che incartano i monumenti e i palazzi per mesi, anzi per anni, solo per piazzarci enormi manifesti delle più orrende pubblicità o utilizzare poi l’opera stessa per il proprio tornaconto. Un vero schifo. Io li chiamo #crestauri. E prima ancora #restauripanettone.

Sono figli delle romanelle d’oro. Quelle divenute un affare dal rutellico Giubileo in poi. Tutti prendevano soldi per rifarsi il trucco. Ricordate le facciate dei palazzi? Da decenni è diventato un business.

Prendono in giro i turisti, i romani, e soprattutto la decantata Grande Bellezza di questa città, ormai ostaggio dell'”accoglienza”, martire di una speculazione dozzinale sulla massa becera che viaggia e visita il nulla lucidato.

Sto esagerando? Allora ditemi guardando queste foto se davvero vi sembra che Fontana di Trevi e Trinità dei Monti avessero così bisogno di finire sotto restauro.

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Piazza di Spagna 4 dicembre 2013

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Piazza di Spagna 16 novembre 2015

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Fontana di Trevi 11 dicembre 2013

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Fontana di Trevi  4 novembre 2015

Se non vi fidate delle mie immagini, mi viene in soccorso Google Street, e vi invito a fare questo giochino. Controllate le varie date del passaggio, cliccando sugli anni delle immagini in alto a sinistra.

Ecco Piazza di Spagna nel corso di quasi 10 anni.

Notate che prima hanno sfruttato l’obelisco, poi la fontana, la chiesa, ora finalmente la scale (forse le uniche che avevano davvero bisogno di una rinfrescatina, soprattutto dietro, dove non si vede, e poi non ci mettiamo la meraviglia di vederle sgombre!?).

E questa è Fontana di Trevi (2013), restaurata già nel 2012 con Alemanno a farsi vedere.

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La cosa più imbarazzante, pur ammettendo che Fendi almeno non ha esagerato con i manifesti, è stato quel bidet personalizzato (e griffato) dove lanciare le monetine nel frattempo…

Una roba aberrante.

Qualcuno dirà giustamente che era comunque meno peggio delle bancarelle dei venditori ambulanti, che sono tornate in forma come sempre, appena è stata liberata la fontana.

Inutile aggiungere che ogni volta che “spacchettano” il monumento fanno la festa dei nastri e del “faccismo”. Sfilate con residenti imprigionati. Come se fosse un merito “averci restituito” qualcosa che è sempre stato nostro, dopo averlo nascosto per troppo tempo!

Ci sono tesori che passano più tempo incartonati che in mezzo ai cittadini. Avete presente la berniniana Fontana del Tritone? E quella di piazza del Popolo? Da primavera la stanno restaurando. Era ed è perfetta. Come lo era il suo obelisco, nonostante le balle che raccontano.

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Praticamente non riuscirete mai a vedere tutte le bellezze più famose di Roma contemporaneamente. Perché questi buffoni se ne appropriano (in nome di una falsa tutela) per farci soldi con la pubblicità.

Per fortuna nel popolo che pascola allegramente per il centro di Roma, qualcuno alza gli occhi verso delle memorie visive e resta deluso. Spesso anche un po’ offeso.

Ricorderete i tormentoni e le polemiche su qualche manifesto invasivo. #Voiellolevala (perché Bulgari o Pinko no?)

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E il caso del cartellone Fiat nello scorcio del Cupolone? Lo ricordate?

VENDUTO A MARCHIONNE UNO DEGLI SCORCI PIU’BELLI DI ROMAL’impossibile e l’assurdo è diventato possibile a Roma, dove da…

Posted by Paola Taverna on Giovedì 21 maggio 2015

Peccato che dopo averlo fatto rimuovere a furor di social poi ne hanno piazzati altri come se nulla fosse… Ancora oggi la visione è impallata. Praticamente un anno di restauro?

Resta il fatto che l’unico che aveva bisogno di essere salvato era il Colosseo. Che solo dopo secoli d’incuria è stato finalmente (in parte) recuperato (restauro privato per altro senza speculazioni almeno visive), ma questa è un’altra storia, che vi racconterò presto.

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