Articoli scritti da: Marco Fiocchi @RondoneR

Marco Fiocchi, ovvero il Rondone Romano

Turisti e topi al Pantheon: cosa fa l’amministrazione? Pulisce l’erba sui muri.

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Non me ne frega un accidenti se qualche idiota crede che io lo scriva di proposito. Perché ora c’è la Raggi.

Come se la mia storia non raccontasse le innumerevoli battaglie contro ogni giunta capitata in questi crudeli anni a Roma.

Lo dico senza alcun ombra di faziosità. Io non ho mai visto Roma ridotta così. In circa 40 anni di memoria (in cui nei primi evidentemente non ero troppo esperto come osservatore).

L’ultima chicca. O per meglio dire l’ultimo conato.

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un topo esce da un buco accanto al Pantheon

Intorno al Pantheon siamo sommersi dai topi. Insieme a turistame ed NCC. Sorci ovunque. Escono dai buchi sul pavimento del Tempio e te li ritrovi in ogni vicolo. Spiaccicati davanti alla scuola elementare della Palombella. Gli operatori AMA si rifiutano spesso di raccogliere i rifiuti nei palazzi. A ragione.

Denunce, chiamate, articoli. Che ve lo dico a fare?

E come risponde l’amministrazione attuale?

Con una geniale operazione: ripulire lo stesso Pantheon dalle erbe che crescono inesorabili fra le sue mura. Come accade ovunque. E, aggiungo, come direbbe Ruskin, anche con un certo fascino.

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Perché? Se avete i fondi per inviare scalatori preparati rischiare le ossa per raschiare i muri del Pantheon dall’insalata (non senza comprensibili difficoltà), possibile che a nessuno venga in mente che forse si potrebbe versare un po’ di veleno per topi in quei buchi?

Risposta del “tecnico” immortalato in diretta da RomaOra mentre supervisionava i lavori di pulizia.

“Per quelli non possiamo fare nulla”

MA PERCHE’? Sono protetti dal WWF? Che diavolo sta succedendo in questa città?

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Siamo nelle mani di gente completamente impazzita o solo imbecille? Gente che si fa i selfie sul Pantheon mentre sotto anneghiamo nello schifo.

Io non ho più parole. Guardate le foto, i video. Ditemi voi.

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Viva li sorci. Magari se magnano i gabbiani.

Questa non è una città per zebre

Ne parliamo da quanto?

Ricordo che ormai avevo coniato una categoria per Roma:

“Dove osano i pedoni”

Che rilanciai a lungo dalle colonne dei miei vari voli e picchiate nel web. Ebbene, ancora una volta, l’ennesima, mi ritrovo qui a denunciare un esempio della totale incapacità urbana nella gestione del traffico e degli attraversamenti pedonali.

Siamo a piazza Venezia, più precisamente all’incrocio della stessa con via Cesare Battisti. Uno dei Capo Horn romani. L’emblema del caos anarchico e irrisolto di questa città (non l’unico in zona).

Qui si crea da sempre un vero e proprio incastro di lamiere e pedoname, dovuto al posizionamento insensato delle strisce orizzontali. Le famose “zebre”.

Dopo secoli di anarchia allo stato puro, con molti  incidenti e tamponamenti, diversi anni fa, qualcuno si rese conto che era meglio arretrare più in alto l’attraversamento per liberare la curva. Tuttavia per molto tempo rimasero entrambe le zebre, con diverse inclinazioni e rapidissimo sbiadirsi, con evidente peggioramento della situazione.

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una veduta google fra le mille versioni di rifacimento della segnaletica stradale in questa zona

Così piazzarono le solite transenne. Per un po’ di tempo quelle classiche, che questo blog ha come mulini a vento nemici, poi recentemente ecco quelle nuove in ferro battuto. Ben strette. Peccato che si siano dimenticati di cancellare le vecchie zebre, e di impedire dall’altra sponda di intraprendere il periglioso attraversamento. Con il risultato che la gente si butta nel fiume feroce del traffico e scopre sulla riva opposta di essere ancora in acque drammatiche… Anzi deve costeggiare le transenne per approdare sul marciapiedi agognato.

Dove osano i pedoni

due ragazze arrivano alla fine dell’attraversamento e restano perplesse…

Ecco la diretta. Di oggi.

 

Ovviamente, leggendo certi commenti, capite come la cosa più difficile da quando è arrivata la Raggi (con il suo popolo di fan-anatici a difenderla), sia diventata anche solo denunciare certi problemi. Come se fosse una battaglia contro il Comune. Perché c’è lei.

Ve lo ripeto: NON CE NE FREGA UN ACCIDENTI DI CHI FA IL SINDACO. Cerchiamo di risolvere i problemi della città. Di raccontare quello che accade. Sperando che qualcuno intervenga.

E’ ancora possibile (anche se fosse, come è quasi sempre stato, del tutto inutile)

Grazie

 

PS. Forse ho una soluzione NUOVE STRISCE PEDONALI per Roma.

STRISCE PEDONALI 3D

Esistono!

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Sul Serio!

 

Roma Crepa. Salviamola.

Mai Roma creperà, ma tu ci puoi crepare, fra le sue crepe. Dentro le sue buche. Inghiottito nelle sue voragini. Ed occhio anche dal cielo, perché cadono gli alberi e precipitano pezzi di cornicione, di muro, di tetto.

La notizia è vecchia, quasi un tormentone.

Oggi, però, siamo arrivati al redde rationemMai vista Roma ridotta così. Siamo finiti sui giornali e sulle televisioni di mezzo mondo. Siamo letteralmente a pezzi.

La principale ragione dell’ultimo sfracello è, come noto, il passaggio della neve e del gelido zio Burian. Certo. Ma come mai solo a Roma le conseguenze sono state così disastrose? Facile, perché la città è completamente abbandonata, in balìa di una nauseante querelle di accuse sulle responsabilità. Colpa della Raggi, no, colpa di Marino, no, colpa di Alemanno, no colpa di Veltroni e Rutelli. Anzi, colpa di Romolo Augustolo. L’ultimo imperatore.

Ebbene. Sono anche un po’ stanco di partecipare a questo stupido “gioco dell’opa” (quella che fa chi si accaparra il potere sulle colpe degli altri), mi limito, qui di seguito a far notare una cosa: le reazioni del popolo grillino alle sacrosante critiche e lamentele di coloro che non vivono la città in funzione della propria dichiarazione di voto. Lo dico con profonda sincerità. Quello che mi colpisce sono certi commenti di post ed articoli raccolti sul web.

Siamo alla follia.

Partiamo dal video che ho piazzato personalmente sulla pagina di RomaOra mentre tornavo a casa. Di sera, sotto la pioggia, dopo un lungo viaggio, dove la mia vecchia macchina ha resistito serenamente a centinaia di km fatti tra ghiaccio e neve (anche sotto i 20 gradi nella notte). Appena arrivo a Roma rischio di distruggerla.

 

Perché devo essere insultato se denuncio una cosa reale? Cosa sta succedendo a certi cittadini? Forse io sono antipatico. Allora leggete nei commenti a Nino Santarelli, di cui tutto si può dire, fuorché sia contro questa giunta. Lo accusano di “dietrologia”…

e prima

Poi proseguiamo con tanti esempi.

Con link a siti e giornali anche autorevoli.

http://www.romatoday.it/cronaca/voragini-a-roma-strade-chiuse.html

http://www.ilmessaggero.it/roma/campidoglio/buche_roma_gatta_raggi-3591976.html

Io mi chiedo come sia possibile reagire così a tali evidenze. Tra l’altro, come aveva facilmente profetizzato RFS (che ovviamente ormai hanno accusato di aver cambiato nome da Roma fa schifo a Raggi fa schifo), ci si poteva almeno preparare al disastro.

Perché Roma deve aspettare di essere sventrata? Ci sono mille esempi che possiamo fare. La situazione era già drammatica. Perché non intervenire con un vero piano d’emergenza? Invece di raccontare le solite frottole propagandistiche. Invece di fare figure grottesche.

Leggete i commenti. Scoprite la patetiche “presunzioni di rivoluzione”.

che oggi diventano (stesso autore)

 

Perché dobbiamo continuare a lasciare crepare la città mentre litighiamo sulle colpe?

https://www.facebook.com/groups/romapulita/permalink/1777271772329173/

Un altro esempio antico sull’Aurelia. Guardate la data.

 

Si può fare qualcosa? Dare la precedenza a certi interventi invece di “riqualificare” mille volte le stesse cose? Non si potrebbe fare come con gli sponsor dei restauri?

Organizzare* maratone o corse ciclistiche promosse da grandi marchi tecnici. Proprio come si sta facendo con la Formula E all’Eur. Fino ad immaginare investimenti privati di enormi produttori garantendo poi un ritorno concreto d’immagine. Vi ricordate cosa combinarono per 007 a Roma? Insomma diamoci tutti da fare, per trovare qualcuno che ci tiri fuori dalle crepe.

O dobbiamo aspettare che crolli tutto per poi litigare sulle macerie?

Salviamo Roma. Subito.

[* molte idee sono nate dal dibattito social, cliccate qui e leggete i commenti]

 

Le transenne nella roccia

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Ci provo ancora. Non demordo.

Lo racconto con costanza da almeno 20 anni.

Ad ogni “tornata” alle urne, ad ogni nuovo amministratore, ad ogni ennesimo derby di stellari promesse elettorali, io rilancio la mia profezia.

Come ne La Spada nella Roccia, chi riuscirà a togliere le transenne da piazza Colonna a Roma, dominerà sulla capitale e sull’Italia per almeno mezzo secolo, portando pace e prosperità…

 

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Ecco la mia video profezia in diretta. Su RomaOra.

 

 

 

 

Il giallo sporco dei Nasoni otturati

Nella Roma di Cappuccetto Raggi c’è un giallo che non mi fa dormire la notte.

Ce ne siamo accorti un po’ tutti, spero. Dopo le mille chiacchiere sulla siccità estiva, invece di controllare le jacuzzi che spuntano sui tetti romani manco fossimo a Santorini (perché la caccia al turistame è l’unico mercato rimasto), la travolgente idea di Acea fu quella di chiudere i Nasoni, simbolo di Roma e della sua Civiltà. Nessuna città al mondo “regala” tanta acqua per strada.

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Ora, tuttavia, siamo a Novembre. Fa pure freddo, e qualche volta piove, per fortuna. Il progetto parlava dell’estate. In tanti ci chiediamo: quando li volete riaprire? Io non oso ipotizzare che sia stato davvero un “favore” a chi vende l’acqua, ma sorge anche la domanda su quale criterio sia stato scelto per otturare quali nasoni sì e quali no, e se davvero sia poi servito a qualcosa. Dato che chiudendoli tutti (e non è stato fatto) il risparmio sarebbe già stato modesto, così che senso avrebbe avuto?

Di seguito infatti vi mostro un po’ di foto fatte per strada in questi mesi. Nasoni aperti, nasoni chiusi. Curiosamente quelli più colpiti sembrano in centro.

Partiamo dal caso più grottesco, ieri sera lo celebravo su RomaOra.it

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A piazza della Rotonda, davanti alla fontana, il nasone doppio è chiuso da mesi.

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Come del resto a piazza Navona. Lato Nord.

Imbarazzante quello dell'”Acqua Vergine” in via di Monte Brianza. Un simbolo asciugato.

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Sempre dell’Acqua Vergine, resiste, ma con un filo d’acqua, quello più nascosto, soprattutto dai venditori ambulanti, in vicolo della Spada D’Orlando.

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Il “rivolo” modesto e non dissetante lo ritroviamo anche ad un altro nasone chiave, nelle passeggiate romane. Quello a Largo Corrado dei Ricci, sui Fori Imperiali.

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Chiusi del tutto invece quelli a via Tomacelli e Largo del Tritone. E fa rabbia, perché erano stati restaurati da poco.

Del tutto spalancato e visibilmente un po’ intasato quello fantasma a Passeggiata di Ripetta. E fa rabbia perché passa praticamente innosservato, eppure allaga il marciapiedi.

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Allontanandosi dal centro, nel troviamo più spesso aperti. Come all’Auditorium.

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O come a via XXI Aprile, o nel quartiere Flaminio, in via Luca Signorelli. Non sembrano così determinanti, probabilmente lo saranno per la pressione cittadina.

Sempre in zona Flaminio, poi, incontriamo una curiosa doppia scelta. In via Donatello. Uno aperto dalla parte del fioraio, uno chiuso, verso via Flaminia. Forse qui sembra sensato.

Da questo punto di vista il campione dello Yin e Yang lo troviamo all’incrocio tra via della Scrofa e via Ripetta.  La fontana doppia è rimasta all’asciutto, ma proprio davanti, un rivolo d’acqua bagna ancora la vasca di marmo dirimpettaia.

Resta comunque molto triste passare accanto ai nostri nasoni preferiti, quasi antichi, generosi parenti e vederli secchi, quando non sono proprio scomparsi perché rubati!  A quando la riapertura totale?

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AGGIORNAMENTI 

–> per partecipare alla mappatura dei nasoni chiusi clicca qui.

–> per partecipare alla campagna #riallacciailnasone  clicca qui.

 

 

Space Trumps

Trump passa a Roma, con un po’ di scorta

e le mie associazioni a delinquere volano subito a…

La farsa dei restauri romani

Non è la prima volta che ne scrivo, non sarà l’ultima.

I due recenti “spacchettamenti” romani di Fontana di Trevi e Trinità dei Monti dimostrano ampiamente quello che dico da tempo. Si tratta di squallide operazioni di marketing, che nascondono il nostro patrimonio artistico (che dovrebbe essere di tutti) in nome di una sua falsa tutela. Il massimo dell’ipocrisia.

La verità è che incartano i monumenti e i palazzi per mesi, anzi per anni, solo per piazzarci enormi manifesti delle più orrende pubblicità o utilizzare poi l’opera stessa per il proprio tornaconto. Un vero schifo. Io li chiamo #crestauri. E prima ancora #restauripanettone.

Sono figli delle romanelle d’oro. Quelle divenute un affare dal rutellico Giubileo in poi. Tutti prendevano soldi per rifarsi il trucco. Ricordate le facciate dei palazzi? Da decenni è diventato un business.

Prendono in giro i turisti, i romani, e soprattutto la decantata Grande Bellezza di questa città, ormai ostaggio dell'”accoglienza”, martire di una speculazione dozzinale sulla massa becera che viaggia e visita il nulla lucidato.

Sto esagerando? Allora ditemi guardando queste foto se davvero vi sembra che Fontana di Trevi e Trinità dei Monti avessero così bisogno di finire sotto restauro.

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Piazza di Spagna 4 dicembre 2013

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Piazza di Spagna 16 novembre 2015

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Fontana di Trevi 11 dicembre 2013

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Fontana di Trevi  4 novembre 2015

Se non vi fidate delle mie immagini, mi viene in soccorso Google Street, e vi invito a fare questo giochino. Controllate le varie date del passaggio, cliccando sugli anni delle immagini in alto a sinistra.

Ecco Piazza di Spagna nel corso di quasi 10 anni.

Notate che prima hanno sfruttato l’obelisco, poi la fontana, la chiesa, ora finalmente la scale (forse le uniche che avevano davvero bisogno di una rinfrescatina, soprattutto dietro, dove non si vede, e poi non ci mettiamo la meraviglia di vederle sgombre!?).

E questa è Fontana di Trevi (2013), restaurata già nel 2012 con Alemanno a farsi vedere.

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La cosa più imbarazzante, pur ammettendo che Fendi almeno non ha esagerato con i manifesti, è stato quel bidet personalizzato (e griffato) dove lanciare le monetine nel frattempo…

Una roba aberrante.

Qualcuno dirà giustamente che era comunque meno peggio delle bancarelle dei venditori ambulanti, che sono tornate in forma come sempre, appena è stata liberata la fontana.

Inutile aggiungere che ogni volta che “spacchettano” il monumento fanno la festa dei nastri e del “faccismo”. Sfilate con residenti imprigionati. Come se fosse un merito “averci restituito” qualcosa che è sempre stato nostro, dopo averlo nascosto per troppo tempo!

Ci sono tesori che passano più tempo incartonati che in mezzo ai cittadini. Avete presente la berniniana Fontana del Tritone? E quella di piazza del Popolo? Da primavera la stanno restaurando. Era ed è perfetta. Come lo era il suo obelisco, nonostante le balle che raccontano.

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Praticamente non riuscirete mai a vedere tutte le bellezze più famose di Roma contemporaneamente. Perché questi buffoni se ne appropriano (in nome di una falsa tutela) per farci soldi con la pubblicità.

Per fortuna nel popolo che pascola allegramente per il centro di Roma, qualcuno alza gli occhi verso delle memorie visive e resta deluso. Spesso anche un po’ offeso.

Ricorderete i tormentoni e le polemiche su qualche manifesto invasivo. #Voiellolevala (perché Bulgari o Pinko no?)

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E il caso del cartellone Fiat nello scorcio del Cupolone? Lo ricordate?

VENDUTO A MARCHIONNE UNO DEGLI SCORCI PIU’BELLI DI ROMAL’impossibile e l’assurdo è diventato possibile a Roma, dove da…

Posted by Paola Taverna on Giovedì 21 maggio 2015

Peccato che dopo averlo fatto rimuovere a furor di social poi ne hanno piazzati altri come se nulla fosse… Ancora oggi la visione è impallata. Praticamente un anno di restauro?

Resta il fatto che l’unico che aveva bisogno di essere salvato era il Colosseo. Che solo dopo secoli d’incuria è stato finalmente (in parte) recuperato (restauro privato per altro senza speculazioni almeno visive), ma questa è un’altra storia, che vi racconterò presto.

Caro Renzi, anche tu puoi dare un segnale per Roma: togli quelle maledette transenne!

Le transenne che chiudono piazza colonna

Le transenne che chiudono piazza colonna

La valanga d’ipocrisia che sta colpendo il sindaco Marino, reo bersaglio colpevole d’essersi trovato a governare la capitale degli inciuci e dei raccomandati, cresce a dismisura ogni giorno.

Renzi ha fatto capire più volte di come sia dalla parte dei congiurati che cercano di spodestare “l’utile idiota indipendente”.

La lettera di Renzi a Marino su Il Messaggero

La lettera di Renzi a Marino su Il Messaggero

L’ultima dichiarazione, guarda caso su quel giornale (qualcuno per fortuna lo fa notare) del Premier sembra quasi un falso scopo d’artiglieria, tanto per puntare ancora il dito:

Noi ci siamo. Siamo pronti sul Giubileo, siamo pronti sulle Olimpiadi, siamo pronti sulle infrastrutture, siamo pronti sulle periferie, siamo pronti sulle aziende partecipate. Purché dal Comune arrivino proposte, non polemiche a distanza. Siamo disponibili a verificare i progetti che la città vorrà proporci, siamo pronti a studiare tutte le soluzioni praticabili per rilanciare Roma, vetrina e biglietto da visita per il Paese. Ma il Sindaco dia un segnale!
E si interrompano una volta per tutte le manovre di piccolo cabotaggio figlie di una cultura politica vecchio stampo, che dovrebbe essere superata. E si torni a parlare della gente e con la gente. Roma se lo merita. E i suoi abitanti – così pacificamente invasi dalla gloria e dalla bellezza del passato – si meritano un futuro all’altezza dei propri sogni più belli.

Ebbene, se ci siete, se ci sei, caro Renzi, prova anche tu a dare un segnale. Dovresti poterlo fare, spero. Una cosa semplice, elegante, che imploriamo dai tempi di Rutelli, mica dall’arrivo di Marino.

Basta sfogliare questo blog. O cercare su Google.

 

Del resto, pare che ci avessi anche provato, almeno sempre secondo quel giornale. Tuttavia le mostruose transenne a rovinare fontane ed estetica di Roma, a dare quell’immonda immagine di città ostaggio di politica e terrore sono ancora lì.

turisti e transenneCon i turisti stupiti e i cittadini irritati. Con un paradosso emblematico della classe politica. Volete dare un segnale così?

Togli ste’ transenne, Matteo, ma sul serio. Poi parla di Roma.

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Per la liberazione di Roma dalle fioriere di cemento

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Sì agli alberi, no alle fioriere di cemento! Questo in sintesi il mio grido di battaglia.

Dopo aver ottenuto un miracoloso successo per la grande speranza di vedere piantare alberi a piazza San Silvestro (siamo ancora in una fase progettuale, ma si procede!), partecipo e rilancio entusiasta anche a questa nuova petizione.

Liberiamo il Centro Storico di Roma dalle fioriere di cemento?

Chi mi conosce dai tempi di Liberaci dalla transenna, sa benissimo che mi batto da sempre su questi temi. L’incapacità e la prepotenza dei nostri urbanisti produce un tale ammasso di transenne, ciotole, vasoni, fioriere, zozzerie che in nessuna parte del mondo ho mai visto.

E stiamo parlando di Roma. Capite?

Vi copio qui sotto il testo della raccolta di firme.

Liberiamo il centro storico di Roma, (Patrimonio Unesco) dalle orribili fioriere in calcestruzzo!

Da tempo invadono la città, sono la “geniale” soluzione come alternativa alle transenne (che poi restano comunque) o ai dissuasori e parapedonali che raramente vengono utilizzati. Ma spesso le fioriere hanno persino pretese decorative!

Tra l’altro, il verde che contengono muore rapidamente e ovviamente finiscono ben presto per diventare grossi cestini per la piccola immondizia.

Ecco alcuni esempi eclatanti (solo pochi, la lista sarebbe senza fine):

Piazza Mattei con la sua meravigliosa fontana, accerchiata dalle solite “ciotolone”. A piazza di Montecitorio (che vedete nella foto), la facciata del Bernini ed un obelisco egizio dovrebbero dialogare con il serpentone di cemento formato da fioriere. A via Giulia un privato cittadino prende esempio dallo stile “governativo” e, a tutela della propria privacy, decide di circondarsi di cemento armato. C’è anche Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, dove hanno pensato bene di mettere ai lati dell’ingresso le immancabili fioriere. Come non citare Palazzo Grazioli tra via del Plebiscito e piazza Grazioli, che da quando è divenuto sede romana di Berlusconi è stato letteralmente circondato da fioriere di ogni tipo. Infine, a Piazza delle Cinque Scole, la fontana di Giacomo Dalla Porta è totalmente prigioniera.

Ora.

Se davvero servissero per arginare le auto, per non rovinare l’estetica degli edifici, esistono, nella tradizione romana, soluzioni più eleganti come i colonnotti in granito con catene, o dissuasori in ferro battuto o, più semplicemente, i marciapiedi.

Se poi queste ciotole sono utilizzate quali “elementi di decoro”, per abbellire (?!), allora bisogna essere implacabili.

Le Soprintendenze hanno ribadito che, nella maggior parte dei casi, non sono state autorizzate e, dunque, per loro sono abusive.

Cosa direbbe un turista italiano che arrivato a Parigi di fronte alla facciata di Notre Dame si trovasse una decina di fioriere in cemento armato con fascione di rame, ai lati del portale d’ingresso?

Siamo al solito paradosso di dover fare qualcosa anche in difesa della storia e la cultura italiana. Dall’invenzione dei giardini all’italiana ai più antichi orti botanici siamo diventati i dispensatori di migliaia di “fioriere” in cemento armato nei luoghi del nostro patrimonio culturale più prezioso.

Le fioriere di cemento deturpano i luoghi storici e gli angoli più belli del centro di Roma, patrimonio dell’umanità e non dialogano con la Storia. Solo tu puoi eliminarle per sempre!

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